Marco Casagrande. Ai confini tra le rovine e il paesaggio.

Se oggi esistono progetti in uno stato di equilibrio molto sottile tra le rovine contemporanee (resti dispersi di un mondo moderno) e un paesaggio temporaneo, sono sicuramente i progetti dell’Arch. Marco Casagrande.

Italo-finlandese, cresce in Lapponia, si laurea in architettura a Helsinki e fin da subito crea un dinamismo tra l’apparato architettonico e la natura.

Secondo Casagrande “La rovina è quando ciò che è stato fatto dall’uomo è diventato parte della natura”. Questa visione (vicina alla Land art  e all’Arte povera) lo portano nel 2013 a vincere  European Prize of Architecture.

Prima però, nel 2010, creerà RUINS ACADEMY (Taipei), un laboratorio per ripensare la città industriale e il rapporto tra l’uomo moderno e la natura.
Questo laboratorio multidisciplinare elabora installazioni temporanee in edifici abbandonati, ripensando completamente lo spazio interno.
Le finestre vengono rimosse e alcune pareti interne vengo asportate, con lo scopo di far crescere all’interno dell’edificio delle piante locali (Taipei, Bambù e verdure).

Tutto il progetto si sviluppa mentre i progettisti, i volontari, gli studenti vivono e lavorano all’interno dell’edificio in rovina, creando dormitori e aule comuni. L’edificio viene invaso di fori larghi circa un pollice per permettere alla pioggia di penetrare in particolari aree dove la vegetazione ne può beneficiare.

Così la rovina riprende vita in maniera completamente diversa, contaminandosi con un nuovo paesaggio.

L’edificio in rovina nel centro di Taipei, alto cinque piani, prende delle connotazioni urbane, diventando luogo di aggregazione, una piazza.
Nella favola fabbrica abbandonata che produceva zucchero a Taitung vengono eliminate diverse partizioni: porzioni di tetto, pareti, pavimenti. Tutto ciò per permettere alla natura di invadere ed essere alimentata dalla pioggia e dal sole. I percorsi vengono coperti da legna per camminare a piedi nudi e alcune sale vengono ricoperte da ciottoli di pietra.
Ruins Academy crea così un nuovo spazio composta da aule polifunzionali, gallerie, auditorium e saune pubbliche intervallate da piccoli giardini selvatici controllati. Un edificio autogestito e alimentato dalle stesse persone che abitano nel quartiere utilizzandolo come un vero e proprio spazio pubblico.

Con le parole di Erik Swyngedouw:[bra_blockquote align=”left”]La natura e la società sono in questo modo combinati per formare una ecologia politica urbana, un ibrido, un cyborg urbano che unisce la forza della natura con quella di classe, di sesso e di relazioni etniche. L sparti più maleodoranti della Taipei non ufficiale contengono il più alto livello di energia e di vitalità, ancora in relazione con la natura;
e nello stesso tempo quelle dell’industrialismo ufficiale vanno verso una condizione sterile e completamente controllata[/bra_blockquote]

Mentre la città di Taipei viene disseminata di edifici abbandonati, i cittadini con Ruins Academy creano sistemi spontanei che rappresentano la fermentazione della città, generando spazi pubblici e sociali inesistenti fino a oggi.