Italia in Rovina

 

L’Italia è sempre stato un Paese “incompiuto”: il Risorgimento incompleto, la vittoria mutilata, la Resistenza tradita, la Costituzione inattuata, la democrazia incompiuta. Il paradigma culturale dell’imperfezione genetica lega con un filo forte la storia dello sviluppo politico dell’Italia unita. Francesco Cossiga

“L’imperfezione genetica” espressa da Cossiga è una considerazione auto assolutoria. Una parte significativa della classe politica italiana dal dopoguerra si è identificata (o non è riuscita a contrastare efficacemente) in sistemi viziati, clientelari che non hanno consentito l’affermazione di una concezione di territorio quale patrimonio comune, risorsa limitata e preziosa da gestire con cura. Il territorio, soprattutto negli anni del boom economico è stato considerato terreno di conquista a disposizione della speculazione privata, con scarsissima lungimiranza circa la sostenibilità ambientale, sociale ed economica di tale pratica.

L’ Assemblea Costituente, che il 22 dicembre 1947 approvò la Costituzione della Repubblica Italiana, ebbe molto a preoccuparsi delle deviazioni che permisero ai fascisti di prendere il sopravvento nel quadro degli strumenti dello Statuto Albertino. La mitologia della Costituzione affonda le sue radici in una architettura giuridica virtualmente impenetrabile e auto-difensiva tale da garantire vita eterna alla democrazia. Per la prima repubblica fu quindi messo a punto un complesso sistema di equilibri grazie ai quali nessuno avrebbe mai potuto prevalere sull’altro, vincolando gli individui e la società ad una sovrastruttura inviolabile.

L’ispirata utopia democratica stride con l’antropologia della politica italiana, dal dopoguerra a oggi. Francesco Jori afferma che l’invecchiamento della classe politica ed il mancato turnover generazionale, legato alla intrinseca inefficienza dei governi di coalizione, hanno determinato la formazione di una classe dirigente di “scarsa produttività e alta litigiosità2”, inadatta a prendere grandi decisioni. Dalla seconda repubblica l’auspicata alternanza al governo ha tuttavia recato una cronica assenza di visioni a lungo termine e spesso l’atto fondativo dei nuovi governi insediati consiste nella demolizioni dei progetti portati avanti con fatica dal governo precedente. Ilvo Diamanti la definisce una “Repubblica preterintenzionale”, i cui esiti e sviluppi sono sfuggiti alle intenzioni dei padri costituenti rendendo il progetto costituzionale di fatto incompiuto.

“La nostra costituzione è meravigliosa, quando entrerà in vigore sarà un mondo bellissimo”, scherza Roberto Benigni.

L’Italia è incompiuta per incapacità di de- cidere (lat. de-cìdere), recidere, cioè, gli altri rami per permettere ad uno soltanto di vegetare, ma di farlo compiutamente; quindi gemmare, fiorire e, dopo lunga attesa, fruttificare. L’incompiutezza è espressa nel sillogismo di Zagrbelsky per il quale la Grande Riforma è la Grande Decisione, e le istituzioni non sono attrezzate per prendere grandi decisioni.

Edoardo Nottola è il personaggio fittizio che Francesco Rosi immaginò per impersonificare una nuova figura nel panorama sociale italiano d’apres la guerre. Egli è un italiano medio, di cultura media e di medio ingegno, ha a cuore il denaro e si cura di farne tanto, nel modo più semplice possibile, sul filo della legalità, non ha altro fine o ulteriori ambizioni che non siano quelle esauribili nel proprio personale profitto economico: Eduardo Nottola è il paradigma del nuovo italiano moderno.

Quinto è un giovane intellettuale ligure, personaggio fittizio del celebre romanzo di Italo Calvino, e la sua è la “storia di un fallimento”. Le sue convinzioni intellettuali e morali cedono il passo alle tentazioni di un facile arricchimento derivato dalla speculazione. Il fallimento di Quinto è il fallimento della tenuta della morale contadina italiana, qualsiasi remora risulta velleitaria davanti all’ineludibile progresso di quella che a tutti sembra essere la modernità.

L’incompiutezza italiana si forma non già negli esiti fisici ma dapprima nelle premesse ideologiche. L’urbanizzazione del paese si è dispiegata in assenza di progettualità (pro-iecto), la capacità, cioè, di gettare nel futuro una intenzione.